
Il protagonista di questo racconto non è solo un figlio, ma un’entità consapevole del momento della sua nascita.
Nato dal desiderio profondo e tormentato di Mark, suo padre e creatore, è il frutto di un amore puro e di una sofferenza ancestrale. Ma l’idillio iniziale lascia spazio a una domanda inaccettabile: perché abbandonarlo?
Attraverso un lungo viaggio nel passato e nell’anima di Mark, il protagonista ripercorre la sua storia familiare, l’infanzia difficile, i soprusi scolastici, la rinuncia agli studi, il riscatto attraverso il lavoro e la scrittura.
Ne emergono le radici di un individuo in balia della lotta per la dignità e il silenzioso dolore di non sentirsi mai davvero riconosciuto, in un paese, il suo paese, che sta cambiando volto, per via dei nuovi abitanti arrivati dalla città di Alba per costruirsi la villa, continuando a vivere la comunità albese.
La voce narrante, vibrante e potente, rivendica il diritto all’espressione, all’identità, alla paternità affettiva.
In questo racconto fatto di nostalgia e rabbia, dolcezza e rancore, si snoda il filo sottile che lega il creatore alla sua creatura: un legame spezzato dal mondo, ma forse mai davvero interrotto.
Un romanzo che mescola memoria, amore e denuncia sociale, dove ogni parola è un frammento di anima e ogni pagina un tentativo disperato di riconciliazione.
TEMA NARRANTE
È il mattino di un’idea, la carezza di un pensiero che sboccia tra i profumi di Langa e Roero. Da lì nasce tutto. Da lì prende forma RoLa.
Avete mai incontrato un racconto che vi parla prima ancora di leggerlo? Che vi guarda, vi seduce, vi travolge coi suoi sensi? Dolce RoLa non è un personaggio: è un’essenza. È pensiero trasformato in materia, è figlio nato non da carne, ma da emozione.
Come una passeggiata sotto il sole di giugno tra le colline di Alba, questa storia si snoda nella bellezza viscerale di un padre creatore, Mark, uomo buono e tormentato, che ha generato non solo un dolce, ma una creatura viva, capace di pensare, sentire, raccontare.
Narrato in prima persona da RoLa stesso, il racconto è un monologo struggente, un grido d’amore e di rabbia, un invito alla riconciliazione. RoLa è stato concepito nella luce, ma cresciuto nell’ombra dell’abbandono. Il suo cuore batte per il profumo dei tartufi, il gusto delle nocciole, l’alba che sorge sulle rocche sabbiose, ma anche per la voce spezzata di chi lo ha generato e poi ceduto.
Con lo stile potente e profondo che ricorda il cammino narrativo di Mauro Rivetti, tra paesaggi dell’anima e misteri umani, Dolce RoLa ci guida nei meandri del pensiero creativo e della fragilità affettiva. È un giallo dell’anima, dove al posto del delitto troviamo l’abbandono, al posto della pistola il silenzio, al posto del movente il desiderio di essere amati.
Sarà la voce profumata di RoLa a risvegliare l’umanità di chi lo incontra. Perché lui è più di un dolce, è un mondo.
E vi aspetta, con il suo incarto sottile e le parole di fuoco, per volare insieme tra le terre che profumano di vita.


